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Casalini S.r.l.

Dal 1939

Casalini

Fondata a Piacenza nel 1939 da Giovanni Casalini, la Casalini S.r.l. è uno dei nomi più iconici e longevi della micro-mobilità italiana. Nata come fabbrica di macchinari industriali e componenti per biciclette, l’azienda emiliana ha attraversato oltre ottant’anni di storia industriale trasformandosi nella pioniera delle minicar in Italia. Il suo nome è legato in modo indissolubile ai motocarri David e al Sulky, il veicolo a tre ruote che dagli anni Settanta ha rivoluzionato il modo di spostarsi nelle città e nelle province italiane.

Dalla pasta ai due ruote: le origini (1939 – 1969)
All’inizio della sua attività la Casalini non costruiva veicoli a motore. La produzione era incentrata stampi per coniatura bottoni su macchine per la pasta, impastatrici, sulla lavorazione della carpenteria metallica leggera, in particolare telai e forcelle per biciclette.

Nel secondo dopoguerra, spinta dal boom della motorizzazione di massa e dal bisogno di mezzi di trasporto economici, l’azienda riconvertì la propria struttura. Negli anni Cinquanta debuttò il David, uno scooter da 50 cc che segnò l’ingresso ufficiale del marchio nel mondo dei motori. Da quel primo telaio nacque una serie di motocarri da lavoro e motocicli progettati per il trasporto merci leggero, ideali per artigiani, agricoltori e i piccoli commercianti. Negli anni Sessanta l’azienda continuò a produrre ciclomotori da passeggio da “regolarità”, ponendo le basi meccaniche ed esperienza industriale per l’intuizione che ne avrebbe cambiato per sempre il destino.

La rivoluzione del Sulky

La rivoluzione del Sulky: il fenomeno degli anni ’70 e ’80
Nel 1970 fece la sua comparsa sulle strade italiane la Casalini Sulky, inventando di fatto la categoria della microcar senza patente. Il nome riprendeva quello del “sulky”, il leggerissimo calessino a due ruote trainato da un cavallo nelle gare di trotto.

Il Sulky si presentava come un piccolo triciclo lungo appena 2,4 metri con un’abitabilità per due persone e una carrozzeria chiusa integrata da un telaio tubolare in acciaio. Le sue peculiarità tecniche ne decretarono l’immediato successo:
• meccanica semplice ed efficiente e montava sull’asse posteriore un motore a due tempi Minarelli P3 (poi P4) da 50 cc con cambio manuale;
• consumi ridotti: Era in grado di percorrere circa 50 km con un solo litro di miscela benzina-olio al 4%.
• soluzioni derivate dall’ Ape 50:poiché dalla seconda serie, Casalini adottò una piattaforma meccanica ispirata a quella dell’Ape Piaggio, condividendone propulsore, organi di trasmissione, differenziale e impianto frenante idraulico agente su tutte e tre le ruote.
La chiave del suo impatto sociale risiedeva nelle normative dell’epoca: la prima serie del Sulky non richiedeva targa né patente di guida e poteva essere condotta già a 14 anni. Il mezzo divenne la soluzione perfetta per i quattordicenni in cerca d’indipendenza, per gli anziani dei piccoli centri abitati e per chiunque cercasse un riparo dalle intemperie rispetto al classico ciclomotore o alla Vespa. Il Sulky divenne così diffuso da diventare un’icona pop della commedia all’italiana dell’epoca, comparendo in celebri pellicole con attori come Lino Banfi e Renato Pozzetto.